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Porrajmos La persecuzione e lo sterminio nazifascista dei Rom e dei Sinti prodotto da Opera Nomadi e Radioparole (2004) |
un documentario sonoro in tre
puntate di 30 minuti ciascuna
ascolta i primi 10 minuti [mp3] se desideri ricevere i cd audio di Porrajmos scrivi a info@radioparole.it |
| Quanti
conoscono la parola "Porrajmos"? Porrajmos nella lingua dei Rom significa "divoramento" e indica la persecuzione e lo sterminio che il Terzo Reich attuò nei loro confronti. Durante la seconda guerra mondiale vennero uccisi oltre 500.000 zingari, vittime del nazionalsocialismo e dei suoi folli progetti di dominazione razziale. La storia dello sterminio degli zingari è una storia dimenticata e offesa dalla mancanza di attenzione di storici e studiosi: ancora oggi la documentazione risulta frammentaria e la relazione dei fatti lacunosa. Eppure l'argomento dovrebbe suscitare interesse anche solo per il fatto che la persecuzione degli zingari in epoca nazista risulta essere l'unica, ovviamente con quella ebraica, dettata da motivazioni esclusivamente razziali: proprio come gli ebrei, infatti, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto " razza inferiore" destinata, secondo l'aberrante ideologia nazionalsocialista, non alla sudditanza e alla servitú al Terzo Reich, ma alla morte. Ma proprio questo è il nodo centrale del problema. Per molto tempo dopo la guerra, infatti, lo sterminio nazista degli zigani non è stato riconosciuto come razziale ma lo si è considerato conseguenza - in un certo senso anche ovvia - di quelle misure di prevenzione della criminalità che, naturalmente, si acuiscono in tempo di guerra. Una tesi che trova fondamento nella definizione di " asociali" con la quale, almeno nei primi anni del potere hitleriano, gli zingari vengono indicati nei vari ordini e decreti che li riguardano. Come sappiamo, però, la terminologia nazista non è sempre esplicativa dei fatti: in questo caso il termine " asociale" viene usato per indicare coloro che, per diverse ragioni, non sono integrabili o omologabili col nuovo ordine nazionalsocialista. In realtà, gli zingari furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati, utilizzati per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio, perché zingari e, secondo l'ideologia nazista, " razza inferiore" , indegna di esistere. Gli zingari erano geneticamente ladri, truffatori, nomadi: la causa della loro pericolosità era nel loro sangue, che precede sempre i comportamenti. (Giovanna Boursier, in Zigeuner, lo sterminio dimenticato, Sinnos editrice) Il documentario radiofonico è diviso in tre parti di trenta minuti ciascuna |
| Prima
parte Nel 1936, alla vigilia dei giochi olimpici di Berlino, Hitler decide che la città dev'essere ripulita. La politica razziale dei nazisti porta alla costruzione di un campo di concentramento a Marzahn, dove vengono internati centinaia di Rom e Sinti. Quando viene rinchiuso a Marzahn, Otto Rosenberg ha nove anni. Inizia così la storia della sua persecuzione, che lo condurrà di lì a sette anni alla deportazione nello Zigeunerlager, il lager degli zingari di Auschwitz-Birkenau. Otto Rosenberg ha mantenuto il silenzio per anni. Poi ha voluto lasciare la sua testimonianza. Oltre alla suo racconto, una delle rare voci sulla persecuzione subita dai Rom e dai Sinti, nella prima parte del documentario radiofonico ascolteremo le considerazioni di due storici italiani che si sono occupati di questo argomento: Giovanna Boursier e Luca Bravi |
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Seconda parte Nella seconda parte continueremo ad ascoltare il racconto di Otto Rosenberg. Rosenberg, unico superstite della sua famiglia, sarà deportato dallo Zigeunerlager di Auschwitz verso altri lager: Buchenwald, Dora, Ellrich e, infine, Bergen-Belsen dove sarà liberato dall'esercito alleato. La sua tragedia, come quella di tutti i Rom e Sinti sopravvissuti, non si conclude però con la fine della guerra. La Repubblica federale tedesca, infatti, riconoscerà la persecuzione razziale subita da questi popoli solo dopo un lungo silenzio e concederà i risarcimenti con un irrimediabile ritardo. Oltre a Giovanna Boursier e Luca Bravi, nella seconda parte del documentario radiofonico, ascolteremo anche la voce di Mirella Karpati, profonda conoscitrice della storia e cultura dei Rom e Sinti, tra le prime persone in Italia a raccogliere le testimonianze orali della persecuzione nazista. |
| Terza
parte "Sono nata nel 1920. Da bambina sono vissuta in Croazia, poi sono entrata in Italia con i miei genitori. Dopo un po' ci hanno preso e ci hanno buttato nel campo di concentramento di Agnone, in provincia di Campobasso. Sono stata tre anni nel campo di concentramento." "Sono nato nel 1940 a Prignano in un campo di concentramento. Come tutti gli anni i miei hanno fatto la loro tournée per le fiere e poi venivano a svernare qui a Modena. Un mattino si sono trovati davanti i carabinieri e la questura. Dopo un giorno di controlli, i miei si sono visti portare in questo paesino di montagna di Prignano." Iniziano così le testimonianze di Emilia Goman e Gnugo de Bar. Attraverso i loro ricordi e aiutati ancora da Mirella Karpati e Giovanna Boursier, cercheremo di raccontare quel poco che si sa della politica fascista nei confronti di Rom e Sinti. Una pagina della nostra storia recente ancora quasi del tutto da indagare. |
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Porrajmos un documentario sonoro di Andrea Giuseppini prodotto dall'Opera Nomadi con il patrocinio e il contributo del Consiglio Regionale Emilia Romagna © Opera Nomadi e Radioparole 2004 grazie a: |
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Bibliografia in italiano sul Porrajmos |