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I
soldati di Badoglio gli internati militari italiani in Germania prodotto da Amis e Radioparole (2007) progetto realizzato grazie al contributo del Fondo italiano di assistenza vittime del nazismo - Legge 249/2000- gestito dall'Unione delle comunità ebraiche italiane |
un audio documentario in
quattro parti di 27 minuti ciascuna
ascolta i primi 10 minuti [mp3] |
| foto archivio www.schiavidihitler.it |
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L’audio documentario “Soldati di Badoglio” ripercorre, attraverso numerose testimonianze dirette, la vicenda dei militari italiani catturati dai tedeschi e trasportati nei campi di prigionia e di lavoro coatto del Reich all’indomani dell’8 settembre 1943. Una storia che ha riguardato oltre 600 mila militari italiani: tutti quelli che, dopo la cattura e durante la permanenza nei lager, si sono rifiutati di collaborare con i nazisti o con la Repubblica di Salò e dunque di arruolarsi nella Wehrmacht, nelle SS o nel neonato esercito di Mussolini. Per ordine di Hitler, in coincidenza con la nascita della Repubblica di Salò, i militari italiani vengono definiti anziché come prigionieri di guerra come internati militari italiani (IMI). Questo cambiamento di status ha soprattutto un valore politico. Considerare i militari italiani come prigionieri di guerra avrebbe infatti significato riconoscere il Regno del Sud e il governo guidato da Badoglio. Per Hitler, la sola autorità legittima presente in Italia era quella dello stato satellite fascista. La trasformazione in IMI ha però anche delle pesanti conseguenze pratiche. In quanto internati militari, gli italiani non sono più tutelati dalle Convenzioni di Ginevra. Per tutto il periodo della loro prigionia, gli Imi non riceveranno aiuti della Croce rossa internazionale. Ẻ anche per questo che la mortalità per fame, freddo, malattie e punizioni sarà, ad esempio, quattro volte più elevata di quella dei prigionieri di guerra francesi. Per Hitler, la deportazione dei militari italiani doveva servire soprattutto a fornire lavoratori coatti alle imprese tedesche che producevano per l’economia di guerra. Nell’estate del 1943, con la maggior parte dei tedeschi ormai al fronte, la manodopera scarseggia. Nelle industrie del Reich sono già impiegati milioni di lavoratori coatti: soprattutto civili deportati dai territori occupati dell’est e militari dell’Armata Rossa. Ma, in particolare tra i soldati sovietici – considerati dai nazisti all’ultimo grado nella gerarchia sociale dei prigionieri –, la mortalità è altissima. Per questo Goebbels definì la capitolazione dell’Italia un grande affare per la Germania. Separati dagli ufficiali, che vengono rinchiusi in campi di prigionia appositi (gli Offizierslager) e per il momento non obbligati al lavoro, i soldati e i sottufficiali vengono rapidamente destinati alle fabbriche di armamenti, alle miniere, all’industria siderurgica e chimica, ma anche al lavoro in campagna. Nell’audio documentario, i testimoni ricordano le pesanti condizioni di vita e di lavoro: i turni di 12 ore, la scarsissima alimentazione, le punizioni e il trattamento degradante. Per gli ufficiali, l’obbligo al lavoro inizierà solo nell’estate-autunno del 1944, dopo la direttiva di Hitler sulla “guerra totale”. La campagna di mobilitazione per la “vittoria finale” voluta dal Führer richiede un incremento della produzione bellica e quindi un impiego più esteso dei lavoratori coatti. Per gli ufficiali che rifiuteranno il passaggio allo status di lavoratori civili sono previste forme di punizione. Nel documentario “Soldati di Badoglio”, seguiamo attraverso le testimonianze di alcuni superstiti, la storia di un gruppo di 370 ufficiali che, dopo aver rifiutato per diverse volte il lavoro obbligatorio, viene recluso in un campo di punizione e rieducazione e costretto al lavoro forzato in una fabbrica di Colonia. La particolarità di questa industria – la Glanzstoff & Courtaulds – è quella di essere per metà di proprietà inglese. Non solo: nonostante alla fine della guerra Colonia risulti una delle città più colpite dai bombardamenti alleati, gli stabilimenti della Glanzstoff ne sono usciti intatti. La stessa sorte tocca a un’altra industria a capitale straniero che sorge vicino alla Glanzstoff, l’americana Ford. Con l’avanzata dell’esercito alleato in direzione di Colonia, gli ufficiali italiani impiegati nella fabbrica anglo-tedesca vengono trasferiti in altri campi, e per loro e tutti gli internati militari si avvicina sempre più il momento della liberazione. Ma i racconti dei testimoni di questa storia non finiscono qui. Al loro rientro in patria, vengono accolti con diffidenza. Il loro no alla collaborazione con i nazisti e i fascisti – pagato con la prigionia, la fame, il lavoro coatto e migliaia di morti - non viene tenuto sufficientemente in considerazione. Il generale disinteresse nei confronti delle loro vicende li dissuade per molti decenni dal raccontare con orgoglio la propria storia. se desideri ricevere il cd Soldati di Badoglio scrivi a info@radioparole.it |
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Soldati di
Badoglio un audio documentario di Andrea Giuseppini prodotto da Radioparole e Amis (2007) un progetto realizzato grazie al contributo del Fondo italiano di assistenza vittime del nazismo - Legge 249/2000- gestito dall'Unione delle comunità ebraiche italiane con le voci di: Orlando Alesse, Antonio Bazzo, Antonio Ceseri, Augusto Costantini, Pietro Gattolin, Max Giacomini, Bruno Mardegan, Michele Montagano, Olindo Orlandi, Angelo Sambuco, Claudio Sommaruga e di Gabriele Hammermann e Karola Fings. grazie a: Valter Merazzi direttore del Centro di ricerca schiavi di Hitler, Anei – Associazione nazionale ex internati, Anrp – Associazione nazionale reduci dalla prigionia, Andrea Peracin, Giuseppe Trevisan, Dino Vittori e Roman Herzog. |
| Link utili Schiavi di Hitler Storia XXI secolo Anei Anrp |
Breve bibliografia in italiano
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